lunedì 15 aprile 2013

Acquisti librosi


Buongiorno e buon lunedì a tutti! :)
Passato bene il week-end?
Sabato sono andata alla libreria Giunti della mia città ed ho comprato "Wildwood - Nelle profondità del bosco proibito", il secondo libro di una trilogia edita da Salani Editore. Il primo non mi ha molto entusiasmata, pochi colpi di scena per quel che mi riguarda, ma la storia è stata piacevole, quindi ho decido di leggere anche il seguito e per ora (ho letto solo pochi capitoli) non è male. Poiché, poi, ho preso anche un altro libro da regalare, mi hanno dato il "Gratta & Leggi" (guarda QUI) e, dopo tre anni che ci provo, finalmente ho vinto la gift carda da venti euro! *^* Me felice! Ora devo solo decidere che libro acquistare. 
Avete suggerimenti?
Ci sentiamo dopo per una nuova iniziativa.
Buon proseguimento.
Q.

mercoledì 10 aprile 2013

W... W... W... Wednesday #3


Oggi è mercoledì, quindi "W... W... W... Wednesday".
In cosa consiste?
E' molto semplice, dovete solo rispondere alle seguenti domande:

1) What are you currently reading? 
Cosa stai leggendo adesso?
2) What did you recently finish reading? 
Cosa hai appena finito di leggere?
3) What do you think you'll read next?
 Quale sarà il prossimo libro che leggerai?


Cosa stai leggendo ora?

 

Continua la mia lettura dei Newton Compton, con "L'arte di essere felici" di Seneca e della collana di "Una serie di sfortunati eventi", di Lemony Snicket. Anche quest'altro volume mi sta lasciando un po' sgomenta, troppa cattiveria verso quei bambini.


Cosa hai appena finito di leggere?




Ho letto "Serena" di Sergio Bambarén e "Chocolat" di Joannen Harris.  Quest'ultimo è il libro che mi è capitato tramite l'evento mensile di Guardare di quante pagine è un libro quando si inizia a leggerlo, quello che vi ho accennatto la scorsa settimana. Purtroppo, però, mi ha delusa, spero di riuscire a fare una recensione a breve così da sottolineare le mie perplessità. Ammetto di aver preferito di gran lunga il film.


Quale sarà il prossimo libro che leggerai?


"Le affinità elettive", di Wolfgang Goethe. Purtroppo ancora non ho avuto il piacere di leggerlo, quindi ne approfitto in questo momento di ispirazione.


Quali sono stati invece i vostri libri?
Alla prossima. 
Q.










lunedì 8 aprile 2013

"Quel libro tradisce mia figlia"

Siamo venute a conoscenza di un fatto che riguarda Alessandro D'Avenia, autore di "Cose che nessuno sa" e "Bianca come il latte, rossa come il sangue", ed è proprio di quest'ultimo libro che vogliamo parlare, perché sembra (da come si legge nel testo sotto), che l'autore abbia speculato su una disgrazia capitata ad una ragazza, deceduta a seguito di un tumore. Ma leggete tutta la storia, così potete farvi un'idea.
Premessa: né io (Q), né J, abbiamo letto il libro, quindi non sappiamo se ci sono realmente delle attinenze.



«Quel libro tradisce mia figlia»

Parla la mamma della ragazza, uccisa da un tumore, che ha ispirato D' Avenia Carattere Lei era una ragazzina solare. Senza preclusioni per nessuno. Piena d' amore. Non aveva paura di niente.

Per gli altri è un caso editoriale. Per lei il dolore di una storia personale «tradita». Sua figlia, Irene, è morta a 15 anni di tumore. Alessandro D' Avenia, ispirandosi alla sua vicenda, ha scritto Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori). «Senza consultare né me, né i compagni di classe di Irene che si erano confidati con lui nei giorni in cui temporaneamente era il loro insegnante al liceo Dante di Roma», spiega Francesca Bartolucci, la madre. Lei non vuole entrare in polemica con l' autore («Mi ha scritto "abbi pietà di me" e, nonostante lo avessi cercato più volte, non mi ha incontrata»). Ma vuole difendere «la memoria di Irene e la sua storia: anche le vite brevi possono avere un grande senso». Eccola. «Irene è arrivata che ero ancora al liceo. L' ho voluta tenere contro tutti. Contro suo padre. Contro il mio. Ed è stato bellissimo. Siamo cresciute insieme. Ho fatto la maturità con lei. All' università portavo i libri nella carrozzina. Ho dato l' esame della patente con lei. E insieme siamo venute via da Ferrara e arrivate a Roma, dove ho iniziato a lavorare con l' uomo che sarebbe diventato mio marito». Francesca sorride e allunga gli occhi. È uno sguardo innamorato. Non disperato. Spiazza. Lei intuisce e spiega perché: «Irene era strafelice della vita. Una ragazzina solare. Senza preclusioni per nessuno. Senza sospetti. Piena d' amore. Guardandola pensavo: ci sono bimbe con storie lineari piene di ansie. Lei non aveva paura di niente. Tantissime amiche. Felicissima di avere avuto un altro fratello. La sorellina era stata la gioia più grande. Poi il piccolino». «Era anche molto carina. Con quei capelli rossi, lunghi. Il sorriso che l' accendeva. Avevo mantenuto il rapporto madre-figlia. Ma eravamo anche amiche. Ascoltavamo la stessa musica. E alle compagne con un problema diceva: dillo a mia madre, lei ti capisce». L' ha capita, Francesca. Quella figlia «che apriva a tutti le porte, anche quella del dolore». «All'inizio lei pensava fosse un' influenza. Ma il mal di testa non passava. Con la risonanza magnetica la diagnosi: un tumore al cervello e quattro mesi di vita. Me l' hanno detto lì. Di colpo. È come avere una palla di cristallo che ti si rompe tra le mani. Senti che la tua vita, non è più tua. Irene era fuori. Per proteggerla le ho detto: "Non è nulla"». Ma Irene no. Non l' ha tenuto per sé. Da subito, l' ha vissuto alla sua maniera. Francesca si illumina d' orgoglio: «Una forza d' animo eccezionale. Dopo la prima operazione, 10 giorni dopo la diagnosi, ha capito. Era in parte paralizzata. Ma ha creato un circuito con tutti gli amici. Non l' hanno lasciata mai sola. In rianimazione le facevano le guardie. Nell'hospice di Antea, gli ultimi giorni, le andavano a suonare "Piccola stella senza cielo" di Ligabue. Ancora fanno da baby-sitter ai suoi fratellini. Irene parlava con loro. Piangeva anche. (Con me non l' ha mai fatto). Condividevano tutto. E dopo l' intervento ha ripreso a camminare. A scrivere. È tornata a scuola e il preside le ha fatto ridipingere l' aula tutta colorata. Lei nello studio non era un granché, ma amava l' arte, i quadri, il teatro. Per questo poi la scuola, insieme al Festival di Ravello, le ha intitolato un premio teatrale. Era curiosa. Creativa. Piena di vita». Torna a sorridere, Francesca. Non pronuncia mai la parola morte. Né la parole fine. Ma vita sì. «Me lo ha insegnato lei. Irene sapeva dare senso alla vita. È come se hai una telecamera fissa su un albero. Poi allarghi il campo e scopri tutta la vita del bosco che c' è attorno. Lei era così. Dava importanza a tutto. E facevamo di tutto». Di tutto? «Ma sì. Anche cose pazze. Persino affittare una macchina blu con l' autista per portarla in via Condotti per negozi, quando aveva detto: "Li rivedrò mai?". O portarla a mangiare pasta alle vongole in riva al mare. O mandare a quel paese a squarciagola l' autobus che la portava a scuola». Ma era un senso profondo quello che Irene aveva dato agli ultimi, pazzi, giorni. È questo il punto più delicato per Francesca. Quello più «mistificato» dal romanzo: «Non era un quadretto alla Tre metri sopra il cielo. Le domande importanti questi ragazzi le facevano. Irene, alle amiche, chiedeva: "Perché è capitato a me?". E da me venivano per chiedere: "Ma Dio esiste davvero?". Insieme abbiamo trovato le risposte. Abbiamo anche tanto pregato insieme. Ma la visione semplicistica del libro è distorta. Per tutti è stato un percorso di crescita. Non un insieme di paradigmi morali e frasi fatte». E mentre si affanna per spiegarlo, per la prima volta, gli occhi di Francesca si riempiono di lacrime. RIPRODUZIONE RISERVATA L' autore Alessandro D'Avenia, 32 anni, insegna lettere in un liceo di Milano. È anche sceneggiatore. Il suo romanzo d' esordio Bianca come il latte, rossa come il sangue è uscito a fine gennaio da Mondadori * * *
Piccolillo Virginia
Pagina 39
(10 febbraio 2010) - Corriere della Sera

Incolliamo anche un testo sempre pervenuto in rete:
"Questo è ciò che ci ha confidato un'amica in un gruppo privato con la promessa di spargere la voce. Io lo sto facendo e continuerò a farlo. Lei si chiama Alessandra Rivalta e la sua migliore amica (la ragazza che D'Avenia ha fatto diventare Beatrice) si chiamava, anzi si chiama, perché non voglio parlare al passato, Irene Ravera. Il liceo in cui D'Avenia ha fatto supplenza è il Dante Alighieri di Roma."
"Nel 2004 una ragazza si ammalo' di tumore al cervello. Questa ragazza si chiamava Nene, era la mia migliore amica. La persona che amavo di piu' al mondo. E' morta in 6 mesi, consumata dal suo male. Per sei mesi ho messo in pausa la mia vita per farle da infermiera, stare con lei in tutti i momenti. Io e i suoi amici piu' cari formammo un gruppo di sostegno e, dietro richiesta dei genitori, tenemmo il segreto sulla malattia: aveva sei metastasi al cervello, prognosi di 4 massimo 6 mesi di vita. Andavamo da lei tutti i giorni, le cantavamo con la chitarra, ;e leggevamo i nostri libri preferiti, facevamo programmi per il futuro che sapevamo non si sarebbero mai avverati. In pratica, cercammo di darle i sei mesi piu' belli che potesse avere. Quando e' morta, ovviamente abbiamo dovuto avere anche noi sostegno, eravamo distrutti, chi piu' chi meno. Io ero finita. Io sono Silvia. Nene e' Beatrice. Infatti, pochi mesi dopo la sua morte, nella sua classe di liceo ando' a fare supplenza come professore di filosofia D'Avenia. Spacciandosi per amico dei ragazzi, confessore, cercando di "aiutarli a dare un senso alla loro sofferenza" ascolto' i racconti di tutti noi. Si fece raccontare tutto, nei dettagli. Alcuni anni dopo usci' il libro, e ti assicuro che ci siamo sentiti tutti traditi! Non ha chiesto permesso a nessuno, non ha messo ringraziamenti o note, non ha detto che la sua storia era tratta da una storia vera. La storia che e' parte della mia vita. Che mi ha distrutto e ricostruito e reso quello che sono, Ha preso la sofferenza di un gruppo di ragazzi di 15 anni e ne ha fatto soldi. Non solo, ma lo ha fatto rendendo il libro banale e stereotipico, senza dare alla vicenda la profondita' e il dolore immenso che abbiamo provato. Confrontato, quest'uomo ha detto che non e' vero che ha preso spunto da noi, ma noi sappiamo la verita'. Odio quest'uomo quanto si puo' odiare qualcuno, e se NESSUNO leggesse piu' il suo libro sarei solamente contenta."

Ovviamente noi non sappiamo la verità, quindi non stiamo facendo accuse, quello che ci preme è sapere se questo fatto sia reale o meno. L'unica cosa che ci lascia un po' turbate è questa frase che sta nei ringraziamenti del suddetto libro: "Qualcuno ha detto che i cattivi scrittori copiano, quelli buoni invece rubano. Non so a quale categoria mi assegnerà il lettore, ma certo è che entrambe saltano fuori dal debito verso la vita"... Una precisazione, forse, un po' strana.

Alla prossima.
J., G., Q.

mercoledì 3 aprile 2013

W... W... W... Wednesday #2




Oggi è mercoledì, quindi "W... W... W... Wednesday".
In cosa consiste?
E' molto semplice, dovete solo rispondere alle seguenti domande:

1) What are you currently reading? 
Cosa stai leggendo adesso?
2) What did you recently finish reading? 
Cosa hai appena finito di leggere?
3) What do you think you'll read next?
 Quale sarà il prossimo libro che leggerai?


Cosa stai leggendo ora?
Per ora niente, ma semplicemente perché ho finito quattro libri tra stanotte ed oggi pomeriggio.

Cosa hai appena finito di leggere?


 
  
 
Questa settimana ho iniziato a leggere i libri di Bambarén; l'unico che avevo letto è stato Stella qualche anno fa, per questo oggi l'ho ripreso in mano, per vedere se mi faceva lo stesso effetto (ma ammetto che è stato più negativo). 
Oltre a questi, ho voluto iniziare la saga di "Una serie di sfortunati eventi", ma già solo il primo mi ha fatto venire un po' il magone. Ho letto "Il viaggio delle fontanelle" un piccolo libro ambientato a Roma (carino, credo che sia il prologo di un altro che sta per uscire). Ho poi concluso "Picnic ad Hangin Rock", che ho trovato divino (QUI LA RECENSIONE) e, in seguito ad un consiglio di una mia amica, ho letto "L'uomo che piantava gli alberi", lettura leggera ma intensa, di quelle che fanno apprezzare le piccole cose.

Quale sarà il prossimo libro che leggerai?
Lo saprò solo allo scoccare della mezzanotte, in quanto sto partecipando ad un evento della pagina facebook Guardare di quante pagine è un libro quando si inizia a leggerlo dove, una volta al mese, in seguito a dei commenti inseriti in precedenza, il lettore può modificarlo ed inserire il libro che consiglia. Chi si trova sotto o sopra il suddetto commento, può scegliere se leggere quel libro o quello all'altro estremo. Sembra complicato, ma è più facile a dirsi che a farsi. 

Vi aggiornerò su cosa mi è capitato. 
Buonanotte e alla prossima.
Q.






martedì 2 aprile 2013

Moonlight Shadow (Banana Yoshimoto)



Titolo: Moolight Shadow
Autore: Banana Yoshimoto
Prezzo: € 0,99 E-book
Pagine: 34
Editore: Feltrinelli


TRAMA

C'è un giorno, un giorno soltanto, in cui in condizioni particolari è possibile rivedere i propri cari defunti. Dicono che qualcuno è pure in grado di sentirli e parlar loro. Che sia possibile per Satsuki, che non riesce in alcun modo a scordare il ragazzo perduto, e Hiiragi, che per ricordare Yumiko ne indossa tutti i giorni la divisa alla marinara? La misteriosa Urara, che intuisce i numeri di telefono delle persone al primo sguardo, ne sembra convinta. 
Tratto da “Kitchen”, pubblicato da Feltrinelli.



LA MIA RECENSIONE

Questo è uno dei primi libri che ho letto della Yoshimoto, un'autrice (a mio parere) grandiosa. Credo che poche riescano a toccare le corde del cuore come riesce a fare lei.
Il libro in questione, "Moolight Shadow", è molto piccolo ma in compenso è grande nei contenuti. Io l’ho acquistato singolo in e-book, ma volendo lo potete trovare in “Kitchen”,  libro in tre romanzi composto, ovviamente, dalla stessa autrice.
In “Moonlight Shadow” è narrata la storia di una coppia di fidanzati che, per cause maggiori e irrimediabili, viene divisa. Il motivo di questa separazione è la morte di lui, Hitoshi, che perde la vita in un incidente stradale.
Quasi tutti possiamo immaginare cosa significa perdere una persona che sia ama; quasi tutti possiamo asserire che davanti queste cose ci sentiamo talmente impotenti che non riusciamo, inizialmente, ad andare avanti con la nostra vita.
La giovane protagonista, Satsuky, inizia così a correre, ogni dì,  per cercare di appianare il suo dolore, finché un giorno farà un incontro che l’aiuterà ad andare avanti, un incontro che in qualche modo le cambierà la vita.
Questo libro è molto toccante, fa sperare veramente, che in qualche luogo ed in qualche tempo, si possano incontrare le persone amate, quelle a cui non si è riusciti a dire neanche l'ultimo ciao.
Lettura consigliata a chi crede che le anime non ci lasciano mai.

Vi lascio con questa citazione dal libro:

"Grazie di avermi salutato agitando la mano.
Grazie di avermi salutato agitando la mano molte, molte volte."

Alla prossima.
Q.


VOTO


lunedì 1 aprile 2013

Picnic ad Hanging Rock, di Joan Lindsay (con link diretto al capitolo finale)




Titolo: Picnic ad Hanging Rock
Autore: Joan Lindsay
Prezzo: € 10,00 Brossura
Pagine: 296
Editore: Sellerio
Collana: La memoria


Trama

Hanging Rock, la roccia vulcanica che sorge isolata e improvvisa nella macchia australiana a nord di Melbourne, fu davvero teatro, nel 1900, dell'evento narrato in questo libro: la scomparsa mai spiegata di due fanciulle e una matura insegnante di college seguita dalla immediata rovina di tante esistenze a quelle vite collegate (o, usando la stessa cifra del racconto: la vendetta della pietra nera su chi credeva di forzarne la potenza e il mistero). Ma darne una lettura simbolica - pur nella molteplicità di simboli, che nelle pagine si offrono e si ritraggono -, dei rapporti segreti e numinosi tra il genere umano e la Madre terra, è fare qualcosa che forse Joan Lindsay non si proponeva. «Se Picnic a Hanging Rock sia realtà o fantasia, i lettori dovranno deciderlo per proprio conto. Poiché quel fatidico picnic ebbe luogo nel 1900 e tutti i personaggi che compaiono nel libro sono morti da molto tempo, la cosa pare non abbia importanza» scrive l'autrice, accennando alla forte intenzione di consegnare alla memoria, non tanto un fatto straordinario, denso di significati, ma un mito. Cioè a dire un evento originario, vivente e da vivere al di là del tempo, presente come modello e ammonizione. E in effetti, ciò che fu di Miranda, bella come un cigno, di Marion, della signorina Greta McCraw e di tutte le persone connesse aIl'Appleyard College possiede del mito l'incanto semplice e autosufficiente. Di uno dei rarissimi miti moderni, venuto inevitabilmente dall'ultima terra che l'uomo ha diviso con le viventi forze primordiali.


LA MIA RECENSIONE 

Questa notte ho finito di leggere due libri, il primo di cui parlerò è “Picnic ad Hanging Rock”.
Il romanzo è ambientato in Australia e parla di una scolaresca d’élite, del rinomato collegio Appleyard, situato a sud del continente australiano che si reca a fare un picnic il giorno di San Valentino, sotto la roccia di Hanging Rock; qui, tre ragazze ed un’insegnante, scompaiono improvvisamente senza lasciare traccia alcuna (solo una di esse viene ritrovata).
La storia, se sia reale o meno, lo deve decidere il lettore, difatti, proprio come ha scritto la Lindsay: “Se Picnic a Hanging Rock sia realtà o fantasia, i lettori dovranno deciderlo per conto proprio. Poiché quel fatidico picnic ebbe luogo nell’anno 1900 e tutti i personaggi che compaiono nel libro sono morti da molto tempo, la cosa pare non abbia importanza.
Una scena tratta dall'omonimo film del 1975
Il libro è sicuramente uno di quelli che ti tiene incollato alle pagine finché non l’hai finito, perché la voglia di sapere quello che è accaduto spinge, con avidità, ad andare avanti foglio dopo foglio finché non si è svelato l’enigma. In alcuni punti mi ha fatto venire alla memoria  “The blair witch project”, film uscito nel  1999, ma forse per via delle atmosfere che si presentano, che sono a tratti surreali e grottesche ma anche per via dell’ambientazione che un po’ me lo ha ricordato (la boscaglia in particolar modo).
Sono andata a fare alcune ricerche e sembra che un fatto simile sia accaduto (però non nel 1900) anche se l’autrice ha più volte rinnegato di essersi ispirata a fatti reali, solo che non è mai stata creduta.
Il mistero che avvolge ancora di più questa storia è che il libro fu pubblicato per una mossa strategica dell’editore, senza il capitolo finale ma la Lindsay acconsentì a questa cosa solo a patto che fosse stato divulgato per intero dopo la sua morte; così, nel 1987 fu stampato, ma solo in Australia e in Gran Bretagna, un libretto intitolato “The secret of Hanging Rock”, 
che ora purtroppo è fuori edizione (ma si può trovare on line a prezzi esageratissimi).
Sempre nelle mie ricerche on line, mi sono imbattuta in QUESTO SITO INTERNET dove, questo sant’uomo  (Roberto Mengoni) ha trovato per purissimo caso,  in una biblioteca comunale di Canberra  il capitolo finale di “Picnic ad Hanging Rock” quindi, se volete leggerlo, basta che clicchiate QUI. Io non ce l’ho fatta a resistere, volevo sapere che cosa aveva pensato per il finale l’autrice, ma magari molti preferiscono rimanere con quest’aura di mistero, quindi se non volete che vi sia svelato il destino delle giovani studentesse, non leggetelo!
Una cosa che mi permetto di dire, a riguardo del finale, è che esso è anche racchiuso nel capitolo tre.
Una scena tratta dall'omonimo film del 1975
Evidentemente, quando fu deciso di togliere il diciottesimo capitolo, l’autore e la stessa Lindsay hanno ben pensato di mettere degli indizi per il lettore, anche se in maniera non così esplicita, difatti (una volta letto il diciottesimo capitolo) ci vuole molta fantasia per poter presagire come si conclude realmente il libro.
Quello che mi domando però è: per quale motivo, la casa editrice Sellerio, non ha pubblicato anche questo libriccino? Probabilmente rimarrà un mistero anche questo, come l'intera faccenda.
Mi auguro che se intraprendiate questa lettura, essa sia di vostro gradimento. Io ovviamente consiglio di leggerlo in quanto ha dei risvolti che inducono il lettore a stimolare la propria immaginazione e la fantasia.
Buona lettura.
Alla prossima.
Q.


VOTO